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lunedì, giugno 26, 2006
Contare i minuti.
Concentrarsi su qualcosa in modo tale da avere l’illusione che il tempo passi più velocemente.
I caratteri neri su di uno schermo bianco. I piccoli, microscopici pixel che costituiscono minuscoli numeri sullo schermo di un telefono cellulare.
Cerco di concentrarmi in modo da far battere il mio cuore con la stessa frequenza con la quale i secondi si avvicendano senza sosta sullo schermo del telefono.
Mi chiedo perché aspettare qualcosa di così insignificante possa essere così difficile e doloroso.
Mi chiedo perché si tenda sempre a dare di più alle persone che ci danno di meno. Mi chiedo perché questi maledetti luoghi comuni sembrino essere sempre le regole di vita più azzeccate. O forse la realtà è che risulta più conveniente tracciare delle stupide regole in un campo dove l’unica regola è quella dettata dalla casualità delle sostanze chimiche che il nostro cervello distribuisce al nostro corpo in un modo a noi ancora sconosciuto. La scienza delle emozioni, la matematica della felicità e della sofferenza. Una serie di regole così complesse da creare un assenza di regole per approssimazione.
Il chaos.
E’incredibile come le parole di ogni canzone che ascoltiamo in questi casi descrivano esattamente tutto ciò che stiamo provando. Sheila. Leila, Anna, non cambia nulla. L’ennesima combinazione, l’ennesima sensazione che qualcun altro prima di noi abbia pensato quello che ci sta perforando lentamente il cervello. Sentiamo il bisogno di attenzione. Sentiamo il bisogno di dover dire a tutto il pianeta terra che in questo momento vorremmo solo che il nostro telefono si illuminasse delle lettere che compongono il suo nome. A quel punto queste righe perderebbero di senso, verrebbero archiviate in una risata, scherzando con noi stessi su quanto sia stato stupido dare tutti questi significati a questo breve silenzio, a quest’assenza di attenzione.
Ma in fondo, la realtà ci è ben chiara. Sappiamo che tra qualche settimana, qualche giorno o forse qualche ora, la notte ci sembrerà più lunga e solitaria che mai, immersa nella sua stessa oscurità, un serpente di buio che morde la sua coda in un movimento infinito. Sappiamo che questi brevi silenzi forse contano per noi più di quanto possano contare i momenti felici, la serenità, i sorrisi, gli sguardi, i baci più intensi. Come se se avessero semplicemente un peso specifico superiore.
Sappiamo che succederà ancora, non sappiamo perché ne quando, ma sappiamo che il tempo si dilaterà e che gli spazi vuoti tra i secondi saranno riempiti dal susseguirsi dei nostri pensieri.
La notte calerà e ci troveremo di nuovo a dover attendere che tutto finisca, ad aspettare che la nostra medicina faccia effetto, consapevoli che un giorno potrebbe non sorgere più il sole.
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